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 Mie poesie

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Tommyknocker

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MessaggioTitolo: Mie poesie   Dom Ago 29, 2010 7:40 pm

Visto che ho chiesto la sezione, ora contribuisco XD
Posterò qui un po' delle mie poesie quando mi viene da metterle, sono praticamente tutte vecchie (ultimamente non mi viene da scriverne...)

Questa prima che sto postando è senza titolo e, cosa molto rara per le mie poesie, è in rima.


//

Ammazzi i miei sogni con sguardo glaciale,
neanche te ne accorgi di quanto fai male
e non per diletto o perché ti piaccia;
infinito è il freddo che è fra le tue braccia,
il freddo di chi non conosce abbandono,
di chi non sa scendere dal proprio trono.

Sei schema lineare, sei fredda e perfetta,
ma come una statua abbozzata in fretta,
non c'è in te conforto né complessità;
sei come un lavoro lasciato a metà,
con i lineamenti scolpiti nel ghiaccio
ma non conosci il calore di un abbraccio.

Per questo tu sei un insensibile oggetto
che non sa scaldarmi né il cuore né il letto.
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Angelo Decaduto
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MessaggioTitolo: Re: Mie poesie   Dom Ago 29, 2010 8:24 pm

Shocked mi piace! Di solito le poesie in rima non mi piacciono per niente, mentre questa... wow! Complimenti!!!
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MessaggioTitolo: Re: Mie poesie   Sab Set 04, 2010 12:39 am

Ne posto un'altra...anche questa senza titolo Rolling Eyes

//

Io sempre sogno il tuo sudore,
che impregna ora i ricordi, le lenzuola, la mia vita,…
immondo liquido che, intossicante,
si insinua erratico sotto alle mie nocche,
ed io, pieno di scorno, mordendomi le mani
ti guardo, eppur tu ridi,
sarcastico demonio.

Io sempre sogno il tuo fetore,
emanazione fetida che
insinua in me il dolore di una perdita
superflua, eppure così necessaria
che ne potrei morir come d’inedia,
senza l’essenza tua e delle tue mani
sul mio corpo, sul mio amore;

e allora, tu, mio amore giustiziere
sarai di me nutrimento e carnefice
sarai di me veleno, la mia droga,
e amara sarà anche la tua saliva
nel bacio che, ingannandomi, mi porgi
vedrò una fossa nera come pece
e la tua mano tesa che conduce
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Tommyknocker

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MessaggioTitolo: Re: Mie poesie   Sab Set 04, 2010 9:29 am

Ne posto un po' sul tema della transizione...
Notare che alcune, soprattutto l'ultima, sono state scritte prima che altra gente sapesse della mia situazione...


Crisalide
 
Io sono una crisalide di carne
androgino bozzolo
il baco difettoso nella nidiata
 
Sospeso nella vostra vuota morale
da un filo di improbabilità
rido, e mi contorco
per sfuggire all'annientamento
 
Voi che scagliate pietre
per colpire la mia scorza
illusi, state solo aprendo il varco per la mia libertà
 
A un battito d'ali di distanza
c'è la speranza per cui la mia anima muore e risorge
per, forse, non tornare

--------------------------------------

Scorra il sangue

Dalle loro bocche piene di menzogna,
Scorra il sangue!
Dalle loro facce che mostrano vergogna,
Scorra il sangue!
Dalle loro menti che si credono illuminate
Scorra il sangue!
Dalle loro mani che fabbricano cazzate
Scorra il sangue!
Dal ventre di lei che non avrebbe dovuto mai partorirmi
Scorra il sangue!
Dalla sua lingua che insiste nel ferirmi
Scorra il sangue!
Per il loro finto affetto che intende schiacciarmi
Scorra il sangue!
Per il loro volere che intende solo cambiarmi
Scorra il sangue!
Per tutti coloro che di sopprimermi hanno cercato
Scorra il sangue!
In onore di tutti quelli che davvero mi hanno aiutato
Scorra il sangue!
E infine, sul loro nome che non intendo più portare
Scorra il sangue,
sia fatto il mio volere:

su tutti loro,
mai più tra le mie gambe,
Scorra il sangue!!!


-----------------------------------------

SANGUE

Scorre il sangue
Tra le mie gambe,
da una ferita insanabile dal tempo

scorre il fluido,
ininterrotto,
e io lo guardo impotente,
orripilato
mentre il suo scorrere lento
e inesorabile
macchia, scurisce i miei vestiti
indelebile prova di un errore irreversibile

io tappo il sangue
ma è solo una diga
una fragile barriera
impregnata di quel difetto
mentre quella ferita brucia, aperta, mutilata

sventrato
il sangue scorre e io non lo fermo
il lago si spande
mi sento morente
ma so che sopravvivrò anche questa volta
i miei polsi sono intatti
le mie braccia sono lisce e il pelo folto
non vi è traccia di cicatrici
ma tra le mie gambe quello squarcio
continua a sanguinare
senza mai cicatrizzarsi e sparire

se mi ferisco una mano
non sanguinerà tanto
come quell’innaturale taglio
aperto dentro di me, per errore
dal coltello di una divinità distratta

le gambe robuste, e i peli scuri
nulla hanno a che vedere
con quel rosso che le solca,
linee scure che scendono come l’inchiostro

di notte
i miei organi urlano il loro patire
dentro di me
quel germoglio vuole uscire
squarciare il guscio del suo seme
ma è ancora debole, non basta
e il sangue scuro lo affoga, lo avvelena

è la maledizione di ogni luna calante
che il mio corpo di mannaro patisce,
senza poter uscire,
il lupo guaisce e ulula inascoltato
lacerando con i suoi artigli le mie interiora
non curandosi del sangue
che, avvelenato dalla sua ira,
tenta di soffocarci in questa prigione inespugnabile

il suo grido risuona nelle mie arterie
e vibra nelle mie costole, nelle mie vertebre
privo di sfogo il lupo si autodistrugge e si rimargina
mentre la sua rabbia scorre da quella ferita che lo tormenta,
l’unica che non riesce a guarire, l’unica che non lo rende fiero

rinchiuso dentro alle mie viscere il lupo ringhia più cupo ogni volta
assopendosi quando la luna sparisce,
preparandosi a tornare di nuovo alla carica, più infuriato di prima
quando la luna ricomincerà a morire.

-----------------------------------------

Madre

Madre,
La paura che provi
È solamente il frutto di un ignoranza.

Silenzio.
Tutto tace su di me
E sulla mia specie;
Non c’è luce su di noi
Né sul nostro modo di essere,
Né sulla nostra sofferenza,
O sulle nostre sconfitte e vittorie.

Io temo il pregiudizio
Ma temo molto di più
L’idea di vivere una bugia eterna.

Madre,
se tu mi rinneghi
non perdi una figlia
perché non l’hai mai avuta

la mia non è
follia di un momento,
perversione mentale,
o voglia di essere diverso

dovrei preoccuparmi di più
forse
del mio masochismo,
del mio feticismo,
del mio tendere a un amore sregolato

ma queste fasce
che anche se stringono e fanno male
sono necessarie
per poter sentire il mio vero nome
dalla bocca degli altri

il tuo dio
non è infallibile;
ne ha lasciato prova concreta sul mio corpo.

----------------------------------

RIFIUTO

Ho imparato ad accettarmi
come equazione mal riuscita
come disforico in situazione di stallo.

Ho imparato a convivere
con il mio egoismo, a volte necessario,
perché il mondo non regala mai niente.

Ho imparato a nascondere e reprimere
la parte di me che gode nella sofferenza, mia e altrui,
lo psicopatico latente in me.

E allora,
Perché mi sento così confinato?
Perché gli altri non possono capire?

Una persona non è fatta
solo di pregi e belle cose,
anche i difetti sono necessari,
talvolta, anche se sgradevoli.

Un mostro può amare se stesso,
in tutte le sue scaglie e nei suoi artigli.
Perché gli altri non possono imparare a farlo?

------------------------

LA COLPA

Atto di Dolore.
Mio Dio, mi pento e mi dolgo con tutto il cuore dei miei peccati, perché peccando ho meritato i tuoi castighi, molto più perché ho offeso te, infinitamente buono e degno di essere amato sopra ogni cosa.
Propongo col tuo santo aiuto di non offenderti mai più e fuggire le occasioni prossime di peccato. Signore, misericordia, perdonami.
Confesso a Dio onnipotente e a voi, fratelli, che ho molto peccato in pensieri, parole, opere e omissioni, per mia e colpa, mia colpa, mia grandissima colpa.
E supplico la bea sempre vergine Maria, gli Angeli, i Santi e voi, fratelli, pregare per me il Signore Dio nostro.
AMEN!


Almeno cinque anni dall’ultima volta
Il tempo che ora segna una grande svolta;
La rivolta dell’adolescenza,
Sangue, sesso, rock and roll, è tempo d’indecenza
Dell’infanzia è tempo di devastazione
Il mio corpo grida in piena evoluzione.

Sono cinque anni,
Tempo di gran danni,
per l’anima che era tersa,
ora l’innocenza è persa;
Ma cinque anni dopo eccomi ritornare
Acqua santa e inchino di fronte all’altare.

Padre è tempo ormai, mi devo confessare,
Si sieda pure comodo e stia ad ascoltare,
Quello che dirò la potrebbe preoccupare,
La coscienza sporca è tempo di lavare.

Padre chiedo venia,
Padre chiedo venia,
Padre chiedo venia perché ho peccato,
Non sai quante cose che io ho sbagliato,
Ho deluso tutti e ho fatto gran bufera,
Padre hai qui di fronte una pecora nera.

Forse incominciò da quel giorno che
Presi a farmi domande sulla vita e
Io mi resi conto che la sua spiegazione
Non mi soddisfava, no, non la religione;
Rinnego la fede, rinnego il mio credo
Tolgo i paraocchi e finalmente vedo

Questa vita è costruita sull’ipocrisia;
Padre forse ora dico un eresia
Ma non insegnò Gesù la tolleranza?
Questa cosa me la chiedo dall’infanzia,
Perché quelli che scoprono di esser differenti
Devon soffrir disprezzo e sadici commenti.

Padre, la ragazza laggiù in fondo alla strada,
Osteggia con narcisimo il suo set di Prada.
Vanità non era forse un peccato?
Però forse il prezzo l’avrà già pagato,
Poiché per conformarsi a canoni prestabiliti
Si vedono le ossa sotto a quei vestiti.

Padre, vedi quel ragazzo sul letto di morte?
Quando chiese aiuto i suoi gli chiusero le porte.
Dopo aver trovato sotto al letto le dosi
Nessuno lo viene a trovare in questi pomeriggi afosi;
La sua madre ora prega “Santissima Maria,
Prendi quel disgraziato, e portatelo via!”

Padre, vedi quella vittima sgozzata?
È morta ormai da un giorno, moglie maltrattata.
Tutti quanti sanno quello che è accaduto,
Si, tutti lo sanno però ognuno sta muto;
Tra moglie e marito non ci si intromette
Anche se a quest’ultimo dovrebbero metter manette.

Padre, vedi quella famiglia litigante?
La ragazza ha dato alla luce un lattante.
Il ragazzo disse “va bene lo teniamo”
Prima di partire per il posto più lontano;
Dice la sua madre “sei una disgraziata
Devi vergognarti, te la sei cercata!”

Padre, ora passiamo però alle mie colpe,
Sono gravi si, e forse sono molte
Ma per qualche minuto possiamo parlare
Ed io ora mi devo proprio confessare.
Vediamo, partiamo dalla prima cosa
Le risulterà forse molto vergognosa:

Mi accadde anni fa di fare un errore.
Ho desiderato qualcuno, ma il mio amore,
aveva labbra troppo rosse dal gusto del peccato,
e fianchi sottili che non ho mai sfiorato,
sui suoi occhi scintillanti come stelle mille ciglia
ed il suo sorriso era una meraviglia.

Era un’amicizia e diventò un segreto,
Il primo amore non si scorda anche se fu un divieto;
E mentre ci si spingeva sempre più lontano,
noi camminavamo tenendoci per mano.
Poi un bel giorno la vergogna ebbe la meglio
Addio amore mio, la prossima volta andrà meglio.

Fu forse così che la cosa ebbe inizio,
Iniziò come gioco, poi divenne un vizio.
E seppur sapendo che non è permesso,
ogni tanto una sbirciata la do lo stesso.
Che cosa patetica, che situazione
quando i miei lo seppero, che discussione!

Passò circa un anno prima che successe;
Ad un certo punto mi chiesi come potesse
Essere così umiliante questo mio corpo,
Strano dubbio che a quel punto era sorto.
E così dal dubbio passai alla certezza,
Merda, questa vita è proprio una schifezza!

Troppo tondi i fianchi e troppo pronunciati,
Troppo prominenti quei seni oramai sbocciati,
Cominciarono a darmi fastidio queste rotondità
Che in genere sono invece segno di beltà.
Troppo delicati i lineamenti del mio viso,
Me ne resi conto quasi all’improvviso.

Così tagliai corti questi miei capelli,
Sulle gambe non passai più i coltelli,
Ma passai la lama sul mio viso gentile
Sui cui la mia pelle si comincia ad irruvidire.
Appiattii gli evidenti seni che mi son d’impaccio
Con nastro da pacchi, ma pur così non mi piaccio.

Dio, è così difficile ottener ciò che si vuole?
La vita non è facile e l’anima duole,
Prima o poi una confessione ci sarà
E molta gente che ora mi stima mi disprezzerà;
Mi ripudieranno forse gli amici e i parenti
E probabilmente molti miei conoscenti.

Padre, Padre dimmi che cos’ho sbagliato,
Dimmi perché non posso più essere accettato!
Porto la mia maschera, ogni giorno più pesante,
Ma se mi rivelassi precipiterei all’istante.
Si sa che tutti in superficie si dicono amichevoli
Ma quando è il momento puntano il dito sui colpevoli.

Padre, dimmi, andrò forse all’inferno per questo?
Ma per me è in inferno anche il modo in cui mi vesto
Per non destar sospetto, nei vestiti di anni indietro,
La trasformazione mia la faccio, si, ma in segreto.
Padre, se devo vivere controllando ogni mia azione
Questo non è vivere, è già una punizione!

Padre ormai ho deciso, vivo la mia vita adesso,
Può darsi che l’inferno non arrivi lo stesso,
In ogni caso io ho solo una certezza:
La vita è solo una, e voglio viverla in pienezza
Di ogni amore, parola, sicurezza e meraviglia
Esco dalla chiesa, esorcizzate la maniglia.
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Angelo Decaduto
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MessaggioTitolo: Re: Mie poesie   Dom Set 05, 2010 7:45 pm

Sono bellissime Sad Sad

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"E iniziò a divenire insostenibile la sensazione di essere murati vivi in un corpo assolutamente improprio"
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MessaggioTitolo: Re: Mie poesie   Mar Set 07, 2010 12:07 pm

Ti giuro: sono bellissime!!! Alcune mi sono piaciute in modo particolare,quelle un pò, come dire...dove si sente tanto l'influenza di Baudelaire.
L'ultima è spettacolare, punto. Mi piace perchè è scandita da una metrica ben precisa, potrebbe essere cantata tranquillamente per quanto è ritmata bene...poi le parole fanno il resto. L'uso dei vocaboli è ricercato e questo le valorizza non poco.
Bravo veramente, c'è tanta poesia sciatta in giro...queste sono le cose che dovrebbero emergere Wink
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MessaggioTitolo: Re: Mie poesie   Mar Set 07, 2010 1:05 pm

Grazie Embarassed
Si in alcune l'influenza si vede Laughing ne ho una che è proprio dedicata ad una delle sue poesie, la posto ora:

Post Mortem

“…Nell'alloggio degli schiavi, Jay e Tran sbocciarono come le enormi infiorescenze
dal puzzo di carogna che crescono nella giungla. I loro addomi
dilaniati si gonfiarono e scoppiarono come petali rosso-neri, un tripudio
di decomposizione…”

(Poppy Z. Brite – Cadavere Squisito)


“…e il cielo contemplava la carcassa gloriosa
schiudersi come un fiore….”

(Charles Baudelaire –da Spleen e Ideale - Una Carogna)



La morte
non perdona
chi nel vivo ha già ingannato
sé stessi,
e tutti loro
con un fascino impegnato,
che è già appeso a un orologio
che ticchetta, indisturbato

e quel sonno, buio eterno,
no, non ci deluderà;
poiché tutti, vivi e sani,
vi cadranno,
questi umani
che si arrogano il diritto
di esser buoni
in un mondo di ineguali,
come diamanti tra il guano

ma seppure, silenzioso, in quel santuario di bellezza
dove già quella tremenda, marcescente fioritura
cova, celata nell’ombra di quell’immacolatura
e quei mostri di altruismo, e di buoni sentimenti
già l’aspettano tremando, con un battere di denti
loro sanno, e hanno paura, della morte che rivela
ogni volto più nascosto, ogni baco di ogni mela

cari amici non temete,
né la polvere né il fuoco,
non ci toccheranno più
religioni o adorazioni,
poiché noi saremo tutti,
innocenti e peccatori
senza croci o distinzioni,
senza fiori o sacre unzioni
mentre palpita la terra,
alle tremende pulsazioni
di quei vermi che già aspettano
il banchetto del destino
già segnato,
di quel ventre che, gonfiato,
nella vita, dall’orgoglio
lo è pur ora, ma il gorgoglio
che si sente, svela il gas che, marcescente,
fetilente esalazione
ci farà, infine, scoppiare
come fossimo soffioni
e ammantare di liquami,
e di quelle salse immonde
che ci sgorgano dai pori,
come fiumi ribollenti

e quella putrefazione,
tra chi pecca e chi ha pietà,
non farà più distinzione,
distribuendo a tutti quanti
la sua equa quantità
di sfacelo e distruzione,
per l’immensa eternità.

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MessaggioTitolo: Re: Mie poesie   Mar Set 07, 2010 8:44 pm

Tommyknocker ha scritto:
Grazie Embarassed
Si in alcune l'influenza si vede Laughing ne ho una che è proprio dedicata ad una delle sue poesie, la posto ora.

Ah sì sì, ricordo la poesia che citi...mi rimase impressa Very Happy
Anche questa è molto bella. Mi piace molto il ritmo delle cose che scrivi, anche questo alternare parti non in rima con strofe rimate molto ritmate Wink
Le descrizioni sono...eviscerate nei particolari più grotteschi appunto Very Happy
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MessaggioTitolo: Re: Mie poesie   Ven Set 10, 2010 10:38 pm

Ne posto qualche altra...

Questa è palesemente ispirata a Baudelaire:

FIORE INSANO

Se tu credi di capirmi,
sei in abbaglio.

Sono come
quel silenzio evanescente
che un segreto custodisce
nel suo petto,

vittima di
un calcolo sbagliato,
nella stima delle probabilità,
io fiorisco, abbandonato dal destino.

Guardami:
la pioggia acida
che mi consuma,
è il mio nutrimento,

è la tossina che mi invade,
ed entra dentro,
la dolce corruzione
dei miei sensi.

È la follia che parla
alla mia mente,
o forse
io sono veramente
un fiore insano?




L'ANIMO DANNATO.

In quel lungo cammino che ci porta
da un ventre caldo fino ad una tomba
incontrereste un giorno un uomo strano
dall’animo e dall’indole malata
febbricitante come di terzana
ma un sorridente ghigno macilento
gli sfocia sulle labbra al suo passare
custode di un segreto, scuro e infetto
e che come un tumore lo divora
non troverai in lui fonte di chiarezza
ottenebrato da quel dubbio eterno
che come un tarlo dentro al suo cervello
non gli concede tregua né riposo;

è come un chiodo fisso, un’ossessione
un dubbio che ora l’agita infierendo
come la pioggia su un mare in tempesta
e il vento non allevia il suo furore
spazzando via da dentro ogni certezza
dell’animo suo, fragile e maliardo,
un sadico e bugiardo ingannatore
che svolge così bene il suo mestiere
che non saprà nemmeno lui discerner
tra mera verità e aspra menzogna

nel suo cammino non può dar fiducia
ai sensi suoi attenuati a dismisura
confusi e subissati a tale punto,
dalla ragione cieca e più contorta,
che non vedrebbero la differenza
tra un vero amore e una lussuria a oltranza
confondono i suoi occhi così grandi
di cucciolo ferito e abbindolato
che con un fremito d’adorazione
difendersi non sa più dalle ingiurie
e allora vi si crogiola indolente
rispondendo con le carezze ai calci
e, cieco ad ogni morso e a ogni veleno
si nutrirà di polvere e di lacrime;
e questo ora potrà sembrare folle,
talmente appare ai logici insensato
ma non bisogna mai dimenticare
l’animo umano è stato ed è da sempre
inutile e imperfetto per natura,
ricerca inconsciamente il suo declino
come una penitenza predisposta
in previsione di ogni suo peccato.

Poiché nell’uomo non si può negare
la spiritualità come un istinto,
perfino l’ateo cerca il pentimento
in un dolore all’apparenza assurdo,
nella dissoluzione immotivata,
nell’immoralità e depravazione,
non c’è poi una grande differenza
tra la loro o una santa vessazione,
il fine ultimo è sempre l’indulgenza
plenaria per pagare un’ascensione
ad uno stato nobile ed eccelso,
strada illusoria per la perfezione.

E seppure non sempre lo confessi,
sebbene a volte per questo si odi,
per quante volte ancora lo rinneghi,
la sua ricerca è volta ad un perdono,
che per quanto si sappia inesistente,
non si riesce a cessare di sperare;
vedete, al mondo non c’è nulla di più semplice
che per il dannato amare il suo carnefice.





IL SACRIFICIO INIQUO

La carovana degli stolti marcia incessante,
lungo la storia dell’uomo,
e noi siamo con loro,
forse al di sopra, qualche gradino,
ma come loro, ci trasciniamo
vedendo a stento ciò che ci opprime.

Soggiogati noi stiamo
dalle nostre paure,
dal peso delle colpe
che incombe, come una spada,
sulle nostre teste;
camminiamo a stento, tra rovi e fanfare
tra intralci di sciocchezze e i fiumi dell’egoismo altrui.

Devi marciare, fino alla morte, al passo degli altri,
e quando inciampi, è come morire;
tra scherno e derisione, vieni precipitato
lungo l’abisso dell’indolenza
dove gli abusi e le colpe si sommano alla rinfusa
assegnate a caso tra i presenti,
e l’ingratitudine è peccato capitale.

Potresti impazzire, se apri gli occhi
marciando tra i folli, non è saggio essere sano
poiché riconoscendo in te stranezza
insinueranno in te a forza la bestia
che nasce cresce e nutre di dolore
rannicchiata negli anfratti dell’animo.

E a un tratto pensi che stai andando a pezzi
ma no, tranquillo, è soltanto il rumore
che fa il veleno, che, una volta entrato,
si annida a fondo nelle tue interiora
e ti consuma dalle fondamenta,
per arrivare a fonderti il cervello.

Noi siamo marci, ma è colpa del mondo
che ci spinge i suoi parassiti contro
siamo relitti anfrattati nel fondo
di questa società di falsi amici
l’ipocrisia è il nuovo stile di vita,
il tradimento è ormai una tradizione.

Così tu pensi di essere sbagliato,
coccio di vetro in mezzo a dei diamanti;
così, tentando di esser come gli altri,
ci costruiamo la nostra condanna,
la punizione per aver scoperto
l’atroce verità dietro allo schermo.


E’ questo il trucco, questa la loro arma,
è spingerci a farci male per loro,
a soffrire per chi non merita nulla,
per chi non ci dà mai nulla, nulla se non dolore,
sarebbe proprio il dolore ciò che si meritano;
ma non il nostro, eppure noi glielo diamo,
consapevolmente, sappiamo che non ne vale la pena,
ma immancabilmente continueremo a farlo,
per convinzione, per autosuggestione, o per chissà quali altri motivi…

Ah, ma non lo vedete?
Ci stiamo rompendo, amici, per colpa loro
ci stiamo rompendo e marciamo dentro…come loro.
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