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 Iter di riattribuzione

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Angelo Decaduto
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MessaggioOggetto: Iter di riattribuzione   Mer Set 15, 2010 7:07 pm

trovate tutto qua: http://www.transizioneftm.it

Iter medico-legale per la riattribuzione di sesso

Con il termine Riattribuzione sessuale, si indica l’insieme dei procedimenti messi in atto per adeguare il sesso fisico all’identità dell’individuo transessuale.
Il genere sessuale è una caratteristica dell’essere umano che permea profondamente ogni aspetto della sua esistenza, in ambito fisico, psicologico, sociale e legale. Pertanto l’adeguamento sessuale richiede un coordinamento interdisciplinare che affronti i vari aspetti della migrazione da un genere all’altro.
La procedura di riattribuzione sessuale in Italia è disciplinata da due fattori:
La legge 164 del 1982 “Norme in materia di rettificazione di attribuzione di sesso”
Gli standard internazionali per il trattamento della disforia di genere, prodotti ed aggiornati costantemente dall’HBIGDA, associazione di specialisti (psichiatri, endocrinologi, chirurghi, sessuologi, psicoterapisti, sociologi, avvocati e specialisti del diritto) che in tutto il mondo si occupano di Disforia di genere. Tali standard sono recepiti in Italia e adattati alla legislazione del nostro stato dall’Osservatorio Nazionale Identità di Genere, associazione di professionisti italiani operanti nel campo della Disforia di genere e della riattribuzione sessuale.

Mentre la legge 164/82 regolamenta l’accesso alla riattribuzione sessuale e gli aspetti legali connessi alla variazione di genere, gli standard di cura si occupano di tutelare il benessere psicofisico ed assistere la persona in transizione lungo tutto il procedimento, che richiede mediamente 2 anni.
Come si potrà constatare è un processo molto strutturato, tutt’altro che libero ed empirico. Richiede anzi determinazione, motivazione e disponibilità a proseguire l’introspezione e l’investimento su se stessi.

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Ultima modifica di Angelo Decaduto il Mer Set 15, 2010 7:25 pm, modificato 3 volte
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Angelo Decaduto
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MessaggioOggetto: Diagnosi e accesso all'iter   Mer Set 15, 2010 7:11 pm

Diagnosi e accesso all'iter.

Solitamente il primo contatto di una persona transessuale in cerca di soluzione al proprio problema, è uno psicologo/atra, sessuologo o terapeuta, che sia un professionista privato o una struttura pubblica ove sia presente un’equipe di specialisti nel trattamento della Disforia di Genere (psicologi/atri, endocrinologi e chirurghi). Per un elenco degli specialisti privati e delle strutture pubbliche con equipe dedicate, consultare il sito "ftminfoline. Qualora il soggetto sia ritenuto eleggibile, viene introdotto al trattamento disciplinato dagli standard di cura ONIG, secondo i quali occorrono un minimo di 6 mesi di osservazione per diagnosticare la Disforia di Genere, elaborare motivazioni e istanze dell’individuo e prospettare l’impatto delle fasi successive dell’iter. Al termine del periodo di osservazione, la cui durata è a discrezione dello specialista, qualora lo ritenga opportuno lo psicologo raccomanda all’ endocrinologo l’inizio della somministrazione della terapia ormonale. Allo stesso tempo lo psicologo redige una perizia tecnica, che accompagna il ricorso al tribunale del luogo di residenza per l’accesso all’iter legale. Solitamente la perizia stesa dal terapista è corroborata dai risultati di una batteria di test somministrati al soggetto nel corso del periodo di osservazione. La perizia è intesa ad accertare principalmente 3 fattori:
Che sussista la Disforia di Genere
Che la Disforia di genere non sia sintomo di patologie psichiatriche, e che non sussistano altre problematiche psicologiche o comportamentali, la cui risoluzione viene ritenuta primaria rispetto alla richiesta di riattribuzione (nel qual caso il soggetto viene instradato verso altre metodologie di trattamento)
Che la riassegnazione sessuale è indispensabile per il raggiungimento di una migliore qualità di vita del soggetto.
Generalmente il rapporto con lo psicologo non si chiude con la fine del periodo di osservazione pro accesso all’iter, ma, come previsto dagli standard ONIG, lo psicologo accompagna il soggetto lungo tutto l’iter di riassegnazione sessuale, verificandone l’assunzione di responsabilità nei confronti delle proprie scelte, monitorandone i progressi e apportando la propria assistenza nella gestione delle fasi critiche, quali l’inizio della terapia ormonale, l’impatto sociale della riassegnazione sessuale, la preparazione agli interventi chirurgici. Se si sceglie di essere assistiti presso strutture pubbliche, i costi relativi sono a carico del servizio sanitario nazionale.

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MessaggioOggetto: La terapia ormonale   Mer Set 15, 2010 7:16 pm

La terapia ormonale

Dopo adeguato approfondimento della domanda del Cliente e verifica della responsabilizzazione rispetto alla scelta effettuata ed alle sue implicazioni, lo psicologo trasmette all’endocrinologo il nulla osta per prescrizione della terapia ormonale. L’endocrinologo vaglierà la situazione clinica del soggetto attraverso una serie di esami mirati, quindi prescriverà la terapia ormonale più adatta. L’inizio della terapia ormonale è un passo cruciale nell’iter di riattribuzione sessuale, in quanto molti dei suoi effetti sono irreversibili. Inoltre, contrariamente a quanto si può immaginare, il maggior impatto fisico, psicologico e sociale è da attribuirsi proprio alla terapia ormonale e non agli interventi chirurgici. E’ la terapia ormonale che induce la maggior parte dei cambiamenti fisici che portano l’individuo transessuale ad essere identificato come membro del sesso opposto a quello di nascita. Si tratta quindi di un passo decisivo, che porta l’individuo transessuale ad affrontare contemporaneamente i cambiamenti del proprio corpo, della propria immagine e del proprio ruolo di genere, l’impatto sociale e la visibilità della sua condizione. Nonostante le difficoltà, per il transessuale l’inizio della terapia ormonale costituisce il primo effettivo passo verso una nuova vita, in un corpo che gradualmente assume fisionomie più consone al proprio vissuto interiore. Si tratta di una sorta di liberazione dalla costrizione in un corpo ed in un ruolo non sentiti come propri. E’ altresì un momento delicato, in quanto il soggetto impara a conoscere se stesso oltre la disforia di genere che lo affligge da sempre, e così pure le persone che lo circondano. La “transizione” ha inizio, con tutto il carico di esperienze gratificanti e frustranti, di paure e di angosce per il confronto con il mondo esterno che essa comporta.

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MessaggioOggetto: Re: Iter di riattribuzione   Mer Set 15, 2010 7:18 pm

Autorizzazione agli interventi chirurgici

L’adeguamento chirurgico dei caratteri sessuali deve essere autorizzato con sentenza del tribunale in quanto comporta l’asportazione degli organi della riproduzione che, in assenza di patologie organiche che la giustifichino, è vietata nell’ordinamento giuridico italiano perchè lesiva dell’integrità della persona. I casi di riattribuzione sessuale, regolamentati dalla legge 164/82, costituiscono una delle rare eccezioni dell’ordinamento italiano, conseguire l’autorizzazione però richiede una procedura legale piuttosto lunga e articolata. E’ necessario presentare un ricorso al tribunale del luogo di residenza, solitamente accompagnando la documentazione utile a comprovare al giudice la sussistenza della transessualità, e quindi l’effettiva necessità di disporre dei propri organi della riproduzione in contraddizione a quanto previsto dall’ordinamento. La documentazione redatta da psicologo ed endocrinologo che hanno avuto in carico il cliente costituisce perizia tecnica di parte, gli specialisti solitamente vengono convocati in tribunale per la deposizione in merito. Il giudice, qualora lo ritenga necessario, può acquisire ulteriore consulenza atta ad accertare le condizioni psicosessuali dell’interessato (perizia tecnica d’ufficio). Il soggetto transessuale solitamente viene convocato in udienza per confermare la propria richiesta. Al termine dell’acquisizione degli elementi, il giudice può emettere sentenza di autorizzazione agli interventi chirurgici secondo quanto previsto dalla legge 164/82. Senza questa sentenza qualsiasi chirurgo che procedesse all’intervento commetterebbe un reato. La sentenza andrà quindi presentata presso le strutture sanitarie che si incaricheranno dell’esecuzione degli interventi chirurgici. Il procedimento legale ha durata e costi variabili a seconda dei tribunali, approssimativamente da un minimo di 1 anno e 800 Euro ad un massimo di 2 anni e 4.500 Euro.

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MessaggioOggetto: Re: Iter di riattribuzione   Mer Set 15, 2010 7:19 pm

Test di vita reale

I protocolli internazionali per il trattamento della Disforia di Genere, prevedono una fase chiamata “Real Life Test” (Test di vita reale), della durata di almeno 1 anno, durante la quale la persona transessuale sperimenta la propria vita nei panni del genere di elezione, prima di procedere a trattamenti medico-chirurgici non reversibili. Nell’ordinamento italiano questa fase non è applicabile con gli scopi previsti dagli standard di cura, ma è assimilabile al lungo periodo di attesa obbligata tra l’inizio della terapia ormonale e l’emissione dell’autorizzazione agli interventi. A causa della lungaggine delle pratiche per la richiesta di autorizzazione, e della rettifica all’anagrafe effettuata solo dopo che gli interventi sono avvenuti, il Test di Vita reale all’italiana costituisce più che altro una penosa forzatura, costringendo l’individuo in transizione da un genere all’altro a sostare lungamente (anche 2 anni) in una situazione indefinita e imbarazzante, a terapia ormonale già iniziata (con le modifiche somatiche relative) ma senza poter ancora effettuare gli interventi chirurgici e quindi la rettifica anagrafica. Ciò significa che un transessuale FtM in attesa di autorizzazione agli interventi, si deve aggirare con la barba e le mammelle, ad esempio, e che in ogni situazione ufficiale in cui sono necessari documenti di identità (libretto di lavoro, in aeroporto, in banca, nelle frequenti prestazioni mediche necessarie durante l’iter) la sua privacy viene violata costringendolo come minimo a imbarazzanti spiegazioni. Gli sarà difficile trovare occupazione, proseguire gli studi, o più semplicemente svolgere banali attività quotidiane (registrarsi presso un hotel, praticare attività sportiva, comprare o vendere un bene, viaggiare) senza essere soggetto ad ulteriori pressioni per via della discordanza tra aspetto fisico e documenti. Più che sperimentare la vita nei panni del genere di elezione si sperimentano le conflittualità dell’inedita condizione in sospeso tra i due generi sessuali. Non si può parlare di test di vita reale, chi nella realtà è costretto a vivere in una condizione di limbo psicofisico, sociale e legale tra i due sessi? il “test di vita surreale” è lo scotto più alto che un transessuale è costretto a pagare nel suo processo di transizione, il periodo durante il quale si testa soprattutto la resistenza del transessuale, già provato dalla sua esperienza di vita diviso tra essere ed apparire, che si roderà ad uscire con il ricorso al tribunale in tasca ed a diffondere il verbo circa la propria transizione, e il concetto di transessualità più in generale, ad ogni sconosciuto incaricato di visionare i suoi documenti per un qualsivoglia motivo. La lotta più sentita in cui sono coinvolte le associazioni che agiscono a tutela dei transessuali italiani, è proprio la revisione di questa condizione.

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MessaggioOggetto: Re: Iter di riattribuzione   Mer Set 15, 2010 7:22 pm

Gli interventi chirurgici

Di seguito una sommaria descrizione delle opzioni chirurgiche disponibili per i transessuali FtM. Alcuni degli interventi chirurgici demolitivi (asportazione dell’apparato riproduttivo) sono necessari per legge al fine di accedere alla rettifica anagrafica, che rende il transessuale anagraficamente e giuridicamente membro del sesso di elezione a tutti gli effetti. Gli interventi ricostruttivi non sono obbligatori ai fini della rettifica anagrafica. In alcune strutture è possibile effettuare gli interventi demolitivi e ricostruttivi in unica soluzione.
Come sottolineato in precedenza per l’accesso agli interventi è indispensabile ottenere l’autorizzazione con sentenza del tribunale.


Interventi demolitivi

Arrow Mastectomia
Rimozione delle mammelle con rimodellamento del torace in forma maschile. E’ l’intervento più atteso dagli FtM, fin dalla pubertà costretti a convivere con una caratteristica evidentemente appartenente al genere non sentito come proprio.

Arrow Isteroannessiectomia
Rimozione chirurgica di utero, ovaie e annessi. Oltre che essere indispensabile per l’accesso alla rettifica anagrafica, la rimozione di utero e ovaie ha una valenza terapeutica, in quanto priva l’organismo della produzione di ormoni femminilizzanti (estrogeni) che antagonizzano l’azione della terapia ormonale virilizzante. Inoltre la presenza dell’apparato riproduttivo femminile a lungo termine costituirebbe un rischio aggiuntivo per la salute del soggetto. L’intervento rende il transessuale FtM sterile.


Interventi ricostruttivi

Arrow Falloplastica
Una delle opzioni per la ricostruzione dell’apparato genitale maschile è la falloplastica, eseguita secondo tecniche chirurgiche differenti. Sostanzialmente si tratta di ricostruire il pene reimpiantando un muscolo proveniente da un sito donatore del soggetto (avambraccio o addome) in microchirurgia. E’ possibile ricostruire anche testicoli ed uretra per la minzione in stazione eretta. Pro: il risultato è un organo di buone dimensioni. Contro: l’intervento è piuttosto invasivo

Arrow Metaidioplastica
L’altra opzione per la ricostruzione dei genitali è l’esaltazione chirurgica dei risultati prodotti dalla terapia ormonale sul clitoride del soggetto. La terapia ormonale provoca lo sviluppo e la modifica del clitoride, che assume funzionalità e aspetto di un pene di ridotte dimensioni. Con la chirurgia è possibile accrescere tale risultato. Anche in questo caso è possibile ricostruire i testicoli e l’uretra per la minzione in stazione eretta.

Pro: l’intervento non è eccessivamente invasivo, la sensibilità erogena e la funzionalità del neo-pene non vengono compromesse.
Contro: il risultato è un organo di modeste dimensioni.

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MessaggioOggetto: Re: Iter di riattribuzione   Mer Set 15, 2010 7:24 pm

La rettifica anagrafica

In seguito agli interventi chirurgici occorre ricorrere nuovamente al tribunale per la richiesta di rettifica anagrafica. La richiesta di rettifica anagrafica è corredata dalla cartella clinica del soggetto, atta a comprovare l’avvenuta modifica dei caratteri sessuali primari. Qualora lo ritenga opportuno il giudice può disporre una perizia tecnica d’ufficio per accertare le condizioni fisiologiche del ricorrente. Con la sentenza di rettifica anagrafica, il tribunale ordina all'ufficiale di stato civile del comune dove fu compilato l'atto di nascita di effettuare la rettificazione nel relativo registro. Da quel momento in poi ogni documento relativo al soggetto riporterà la sola indicazione del sesso di arrivo e del nome di elezione. Con la rettifica anagrafica il soggetto acquisisce a tutti gli effetti il ruolo sociale, legale e giuridico del sesso di elezione, compresa la possibilità di contrarre matrimonio. La procedura legale relativa può durare da 4 mesi a 1 anno.

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