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 Scomode verità

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fatinalily

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MessaggioTitolo: Scomode verità   Lun Set 13, 2010 12:34 pm

Questo è uno dei miei pezzi preferiti del romanzo che io e Chris stiamo scrivendo assieme:


...Uscii da scuola, e come al solito mi diressi verso la fermata dell’autobus.
Camminavo tranquilla ripensando a due giorni prima. Avevo tradito la promessa che avevo fatto a me stessa: di non uscire con Chris. Ero ceduta, dopo varie suppliche era riuscito a convincermi, e con la scusa dello studio, ero riuscito a tranquillizzare Sean e a farmi dare uno passaggio da mio padre.
Chris mi aveva fatta stare davvero bene, era riuscito a trasmettermi fiducia, energia, e solarità. Ne avevo tanto bisogno.
Ma poi… Lui e sempre lui si impadroniva dei miei pensieri. Mi ritrovai a pensare smisuratamente a Sean, al suo comportamento, non riuscivo ancora a capire il perché di quelle azioni.
Finalmente le mie risposte si concentrarono tutte su un unico soggetto: lui. Me lo trovai davanti, mi fermai appena lo vidi. Come mai si trovava di fronte a me? Non mi aveva mai aspettata all’uscita, anzi, non mi salutava mai, sempre impegnato a fare lo scemo con i suoi amici.
Una forte sensazione negativa dettò alla mia coscienza di scappare il prima possibile, di non dargli retta, di prendere quel benedetto autobus. Ma la curiosità e quella sua falsità mi impedirono di ascoltare quella voce. Cedetti così al mio destino.
Mi guardai attorno, e, a parte qualche macchina che correva per la sua strada, non c’era nessuno.
Sean, mi si avvinò ed io gli posai le mani sul petto, non volevo che mi si avvicinasse troppo.
«Ciao Lilian, dammi lo zaino, sembra che ti pesi.» non aveva mai avuto quello sguardo. Sembrava quasi un… Animale affamato. Qualcosa non mi quadrava, era falsa la sua gentilezza, ed una persona non poteva cambiare da un giorno all’altro, al massimo avrebbe potuto indossare la sua maschera. Ed era proprio quello che stava facendo.
«Come mai non sei in classe?» chiesi cercando spiegazioni.
«Oggi la mia classe usciva un’ora prima…» ma sapevo benissimo che quello che aveva appena detto non era vero, poco prima avevo incontrato un suo compagno di classe che girava per il corridoio. Non mi avrebbe mai detto il motivo, probabilmente aveva dato buca, ma ciò non mi interessava. Mi pressava di più sapere cosa voleva da me.
Mostrava lo stesso atteggiamento dei primi tempi, cercavo di capire cosa aveva in mente ma ciò mi metteva ansia e mi faceva girare lo stomaco.
Poi il mio pensiero fu interrotto da una frase che speravo mai avesse detto. Ed io cretina, gli reggevo il gioco.
«Vieni, voglio mostrarti una cosa, in segno del mio amore…» disse sfilandomi lo zaino dalle spalle, e, prendendomi per mano, mi diresse dall’altra parte dell’Istituto.
«Cosa c’è? Dove mi porti?» chiesi intimorita con un filo di voce.
«Eee… È una sorpresa. Questo è per fare pace definitivamente… Tu seguimi… » i suoi occhi, sempre stati distaccati, mi guardavano impazienti, quasi scatenati. Non capivo cos’era che lo premeva così, che addirittura lo eccitava. Mi incitava quasi con forza a seguirlo, ed io come al solito non riuscivo a dire un parola, facevo ancora una volta parte della sua collezione di bambole. Peccato che non ero più una bambina. Anche io giocavo con le bambole, ma ne avevo cura, e per me erano come figlie.
«M-ma h-ho l-l’autobus… » balbettai intimorita.
«Non ti preoccupare, questione di dieci minuti, ti riaccompagno io col motorino… Non ritarderai, anzi, arriverai prima dell’autobus.» nel frattempo, tirava ancora di più il braccio, voleva ad ogni costo che lo seguissi.
Alla fine mi arresi, non riuscivo a dirgli di no, né a staccarmi da lui. Preferii fare la brava bambina, piuttosto che ribellarmi a lui, tutti sapevano come avrebbe reagito ad un rifiuto.
Finalmente era arrivato a destinazione: sotto le scale antincendio, e non capivo il perché.
Per la prima volta nel cortile notai che attorno l’area era piuttosto coperta da alberi e siepi. Un posto ben nascosto per una bella sorpresa. L’unica cosa che mi lasciò spiazzata, era che sopra si trovava proprio la mia classe, e non capivo se se ne fosse accorto o lo sapesse. Mi chiedevo allora se aveva davvero intenzioni cattive, come avevo pensato. Mi dispiacque anche, in un certo senso.
«Comunque, ora che ci siamo, cosa devo vedere?» tremavo, e lui se ne era accorto.
Mi sorrise, beffardo, e mise ancora più a luce la sua maschera. Solo i suoi occhi erano lo specchio del predatore che c’era in lui. Si avvicinò lento al mio corpo ed io indietreggiai lentamente. Avevo quasi paura di quella pelle, anzi, ero terrorizzata.
«C’è una sorpresa che sicuramente ti piacerà… Ho aspettato molto questo momento… Tu non devi fare niente.» fece cadere la mia cartella per terra, e si avvicinò ancora di più a me; cercai di scansarmi facendo un altro passo indietro, ma finii con le spalle al muro.
Non avevo via d’uscita: aveva appoggiato le braccia al muro ed io ero in piedi, ferma immobile, in mezzo a quelle armi da tortura. Anche volendo, non sarei riuscita a scappare.
Mi ero soltanto illusa, aveva programmato tutto, ed ormai ero rinchiusa nella gabbia del leone.
«Sean… S-Sean t-ti prego… S-Sean cosa vuo…?» balbettai presa dalla paura. Non mi permise nemmeno di finire la frase che il predatore stava già iniziando a sbranare. Baciava con eccitazione il mio collo, mentre stava facendo di tutto per immobilizzarmi le mani; mi prese per i polsi con una mano, e li strinse forte, portandomi le braccia sopra il mio capo. Non avevo più capacità di movimento, e lui era affamato.
Il suo corpo massiccio premeva contro il mio, e mi stava quasi soffocando. Mi mozzava il respiro.
Cercai di spingerlo via, ma la sua posizione sopra me mi impediva qualsiasi movimento, sapevo di essere debole, ma non avevo ancora perso la voce. La mia ultima salvezza.
Urlai.
«Shh… Zitta, zitta… Tranquilla, ti piacerà…» disse tappandomi la bocca con l’altra mano. Cercai di mugolare, ma chi poteva sentirmi?
Tutto attorno era un frastuono, il mondo girava veloce e non capivo più niente. Volevo solo che smettesse, qualunque cosa stesse facendo. Volevo essere libera e me lo stava impedendo un’altra volta. Inutile dire che avevo il volto già ricoperto di lacrime; ero spaventata fino ai limiti dell’estremo, ma soprattutto NON VOLEVO che andasse oltre.
Avrei voluto morire, cancellare quell’istante. Avrei sofferto di meno, avrei tenuto la mia innocenza che piano stava per essere strappata dal mio ragazzo.
Ma lui continuava, era un’agonia che non aveva fine, una sofferenza che non conosceva limiti. Lui, che stava aprendo il mio giubbotto. IO che stavo per essere violentata.
Stava seguendo i contorni del mio corpo con le dita, e mi baciava da qualsiasi parte, soprattutto in quelle scoperte. Ma niente, non si voleva fermare solo a ciò, stava per andare oltre: mi prese la camicetta con la bocca e l’alzo fino all’altezza delle costole. Iniziò a baciarmi la pancia scendendo lentamente verso il basso.
Mi sentivo male, veramente male. Avevo la nausea, ed ebbi un grande giramento di testa che offuscò la mia vista. Tutto mi dava un grande ribrezzo.
Lui mi dava ribrezzo.
Oltretutto ero sul punto di svenire, ed ormai ero totalmente abbandonata alla situazione.
Tutto era successo troppo in fretta, ed il destino aveva desiderato che io mi abbandonassi a lui. Ormai non capivo più niente. Non potevo capire.
Stava per slacciarmi i Jeans, per compiere così la sua opera, ma, senza che capissi il perché, Sean fu scaraventato a terra.
Quanto tempo era passato? Da quanto mi trovavo all’Inferno? Ero morta?
Aprii leggermente gli occhi e la luce quasi mi dava noia, da quanti minuti li tenevo chiusi? Notai una sagoma familiare, ma non riuscivo a distinguere chi egli fosse. Sicuramente era stato un eroe, fronteggiare Sean significava sangue sicuro. Come non detto si precipitò subito feroce su quel ragazzo.
Non avevo nemmeno la forza di vedere cosa succedeva a pochi metri da me; tutto quello che riuscii a fare fu fissare l’erba e liberare i grandi singhiozzi di dolore che otturavano il mio stomaco.
Sentii solo la grande voce di Sean che urlava contro il povero ragazzo, ma non badavo al perché né a cosa gli dicesse. Volevo solo svegliarmi da quell’incubo.
Improvvisamente quel mostro si fermò. Un altro uomo, più grande di lui, era intervenuto e lo aveva bloccato.
Volevo urlare, liberarmi di tutto; e la mia sofferenza arrivò al culmine quando alzai gli occhi e riconobbi il ragazzo che aveva cercato di salvarmi: sdraiato per terra, sporco di sangue, c’era Chris.

lol!

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MessaggioTitolo: Re: Scomode verità   Lun Set 13, 2010 12:35 pm

voglio ricominciare a scrivere... maledetto blocco XS

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MessaggioTitolo: Re: Scomode verità   Lun Set 13, 2010 12:36 pm

perché il Lol finale scusa?

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MessaggioTitolo: Re: Scomode verità   Lun Set 13, 2010 12:37 pm

xk come al solito è un poema XD e mi ci piaceva Basketball bounce

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