Look at the mirror

Il forum è ormai purtroppo deserto. Se avete bisogno di aiuto però potete contattare l'admin Angelo Decaduto, vi scriverà subito sia per email che per messaggio privato, nella maniera che più vi torna comoda.
 
IndiceCalendarioFAQCercaLista utentiGruppiRegistratiAccedi

Condividere | 
 

 φιλία (philia)

Vedere l'argomento precedente Vedere l'argomento seguente Andare in basso 
AutoreMessaggio
Tommyknocker

avatar

Messaggi : 392
Data d'iscrizione : 28.08.10
Età : 25

MessaggioOggetto: φιλία (philia)   Lun Set 06, 2010 1:32 pm

Questo è un breve brano introspettivo che ho pubblicato anche altrove...

È stato scritto durante un corso di scrittura; diversi testi scritti durante il corso sono stati aggiunti ad un libretto, ed il mio era fra questi.
Il tema era in questo caso sul genere "i problemi giovanili, la scuola e la confusione sessuale."

Il titolo è in greco: φιλία = philia, che può indicare sia l'amore per un amico che l'amore romantico, compreso quello non corrisposto.


φιλία
(philia)

Aula 14, ora buca: il prof di chimica è, ancora una volta, all'ospedale per delle complicazioni. Ha una malattia ai reni di cui non ricordo il nome, ma che lo costringe ad una dialisi una volta ogni due giorni, o almeno credo.
La campanella risuona per l'ennesima volta, ricordandomi che siamo di circa quarantacinque minuti più vicini alla fuga da questa trappola, da questo maledetto cassettone di cemento grigio spento come il muro di un parcheggio.
“Era ora”, penso con un sospiro. Ora che manca così poco alle vacanze le giornate sembrano non finire più, soprattutto se non hai il tuo compagno di banco accanto per scherzare e ridere e cazzeggiare nei momenti più noiosi.
Soprattutto se il tuo compagno di banco è al momento troppo occupato a fare l'idiota con la ragazza più carina della classe per accorgersi di te.
“E mollala... non lo vedi che è un'idiota patentata?” penso con irritazione all'ennesima risatina stridente di lei. Sembrano unghie su una lavagna...
Non riesco a capire cosa ci trovi in una cretina del genere...gli sono sempre piaciute le ragazze con un minimo di cervello, o almeno così mi aveva detto...ed ora eccolo lì ad esibirsi, a scherzare e fare lo stupido per attirare l'attenzione dell'oca giuliva più stupida che potesse scegliersi.
Li fulmino con gli occhi; tanto non si accorgeranno di me, lo smidollato, l'asociale...
L'unico ragazzo della classe caratterizzato quasi solo dalla parola “non”: non mi piace il calcio, non sono bravo a scuola, non sono spiritoso, non sbavo dietro una quinta di reggiseno, non canto e non suono in un gruppo, non ascolto musica metal né techno né pop né di altri generi di cui riesco a malapena a pronunciare il nome...
Soprattutto, non sono mai stato popolare, né qui né altrove; per anni sono sempre stato una faccia fra le tante, parlando un po' con questo e quell'altro occasionalmente ma senza mai formare dei veri legami o confidenze.
Finché non è arrivato lui.
Storia semplice: uno spostamento di banco, un'impacciata stretta di mano ed un “piacere, Giulio, e tu sei?” che aveva un sapore diverso da tutte le altre volte che avevo sentito quelle stesse parole ripetute, chissà perché.
Poi ore di chiacchiere, di battutine e di domande varie...quella strana insistenza che non sembrava guidata né dalla ricerca di un gossip o di un favore né da falso buonismo, ossia le cose a cui ero ormai abituato, ma da un interesse autentico e sincero...quelle pacche sulla schiena, le lotte scherzose, le merende divise a metà all'intervallo...
Bastò una giornata a farmi sperare di aver trovato finalmente una specie di amico...qualche settimana ed eravamo già praticamente inseparabili; si parlava di tutto, con onestà e senza problemi, sembrava una cosa da film, una di quelle amicizie che sanno resistere a tutto...
Fino a quel dannatissimo giorno in cui già avevo iniziato a fiutare guai.
“Sandro, ma a te piace qualcuna?”
Paralizzato.
La domanda a cui non sapevo mai darmi una risposta.
O meglio, una risposta che fossi disposto a sentire...
Nascosi il mio disagio facendo spallucce e borbottando qualche stupido “ma boh”, “mah si”, “non so...”
Poi un silenzio perfetto, la calma letale prima della tempesta.
Mi sforzai di porgere la domanda che ovviamente si aspettava, la ragione per cui ovviamente aveva tirato fuori l'argomento “E a te?”
Borbottii anche da parte sua.
Per un po' mi sentii il cuore leggero, nella speranza che la questione sarebbe stata accantonata per molto, molto tempo a venire.
E poi...pum! Come un fulmine a ciel sereno, mi colpì.
“...secondo me Marica è molto carina, non trovi?”

Avevo fiutato guai fin dal principio.
Avevo visto fin troppe amicizie dividersi per colpa dell'amore.
L'amore! Che stupida ed insulsa emozione! E pensare che è in grado di rendere le persone così stupide, così cieche...
Eppure sono stato così ingenuo da pensare che a noi non sarebbe successo.
Ah no, non a noi, che cosa ridicola anche solo da pensare! Noi eravamo una squadra, un duetto, una forza unita...
...o no?

La risposta sta nel sorriso ebete dipinto su quella sua testa di cazzo.
Sta nelle lunghe ore trascorse in sua assenza, ed in quelle altrettanto tediose in cui mi tocca sorbirmi tutti i suoi vaneggiamenti su quanto siano morbidi i suoi capelli d'ebano e su quanto sia carina quando sorride e su come siano belle le sue tette e sul fatto che profuma come un angelo e su mille altre banalità simili che sembrano appena uscite da un bacio perugina o da uno di quei vomitevoli romanzetti che leggono sempre certe ragazzine in carenza d'affetto.
Sta nel fatto che praticamente non riusciamo mai più a parlare di niente senza che salti fuori lei in un modo o nell'altro...certe volte perfino nel senso letterale del termine, insinuandosi come un'anguilla nella conversazione con quella sua vocetta cinguettante da bambina frivola e sciocca e abbarbicandoglisi addosso come un'edera, lasciandomi un senso d'amaro e di vuoto mentre mi alzo balbettando una scusa e corro in bagno per non essere costretto ad assistere alle loro numerose ed eclatanti dimostrazioni d'affetto.

La nostra amicizia buttata al vento per un visetto carino e qualche parolina sdolcinata...
Sono cose che non credi possano succedere davvero finché non capitano a te.

Un'altra risatina idiota mi riporta alla realtà, facendomi contrarre le viscere in modo sgradevole.
Dannazione, guardala, è una strammaledetta bambina! Cosa avrà mai di così speciale? Cosa ci sarà mai di così importante in lei da poterti far dimenticare della nostra amicizia così, in pochi giorni?
Mi mordo le labbra, fissando il libro di testo aperto davanti ai miei occhi senza leggerne una sola riga.
Il rumore della loro gioia, della loro spensieratezza uccide ogni proposito che potessi avere riguardo lo studio; chiudo il libro con un tonfo e mi alzo per andare al bagno, tanto la supplente a malapena ci presta attenzione, tutta occupata a compilare non so che documenti ciarlando con il secchione di classe che già sta attaccando bottone, così svergognatamente lecchino ed untuoso che non riesco a non immaginarmelo simile ad un verme o ad una lumaca bavosa.
Le mento e dico che vado in bagno, la mano già in tasca che stringe il fidato pacchetto di Galouises.
Le annuisce e mi congeda con un cenno, senza nemmeno alzare la testa dalle sue scartoffie, ed io mi allontano con passi decisi in direzione delle scale antincendio, scegliendo di sedermi nel mio angolo...no, in quello che una volta era il nostro angolo, dove ho sperimentato il mio primo tiro, ovviamente offerto da lui; era la sua ultima sigaretta, e ce la siamo passata un tiro ciascuno, osservando il fumo che si dipanava pigramente sopra le nostre teste ed ignorando i miei primi ed ultimi colpi di tosse da sigaretta.
Da allora non sono più riuscito a smettere.
Me ne sto lì a rimuginare, crogiolandomi nella mia gelosia quando mi giunge il chiacchiericcio animato di un gruppo di ragazze e ragazzi, nelle scale sopra di me; stanno discutendo di qualcosa, di un loro compagno...le parole “Michele” e “frocio” si ripetono spesso nelle loro frasi.

“Ma si, ti giuro! Secondo me è vero, poi oh, tu pensa quello che vuoi che poi...”
“Naah, ma vuoi che sia vero? Saranno tutte stronzate...”
“Ti dico che Michele è proprio frocio, ma dai guardalo come si veste...come si atteggia...”
“Ma che dici!? Non stava con la Valeria l'anno scorso?”
“Eeeh io chenneso! Magari è un po' e un po'...come si dice? Bisescs?”
“No no no, secondo me è proprio un frocio, te lo dico io...nessun ragazzo etero si veste così da donna, ma dai!!!”
“E poi parla proprio con quella voce...sai, quella voce da checca, così 'gne gne gne...' '”
“Secondo me state dicendo stronzate...”
“Ma no tu fidati che secondo me lui va con gli uomini...”
“Che schiiifo!”
“Secondo me è proprio gay di brutto...che io ce l'avevo anche in piscina, e vedevo lì che mi guardava, guardava tutti i maschi...”
“Ma chissenefrega!”
“Eh no io vicino a un frocio non ci vorrei mai stare...che poi se si innamora di me lo svergo!”
“Eddai...”

Stringo le inferriate davanti a me.

“Che poi secondo me quelli non sono neanche uomini...”
“Si ma poi tanto li riconosci...tutti belli pulitini, che parlano come femminucce”
“Ma si! Che poi sono degli sfigati assurdi tipo in palestra mi ricordo che non prendeva mai la palla...”

Stereotipi, quei loro stereotipi del cazzo...come allora
Incasso la testa nelle spalle. Ricordo ancora le prese in giro da bambino, perché non ero forte né violento né autoritario...ricordo ancora le voci che gridavano “finocchio!”, “femminuccia!”
Che cosa fare se avessero iniziato a dire in giro così anche di me?
E cosa mi diceva che non lo stessero già facendo.
Contorco nervosamente le mani contro il metallo.
La cosa peggiore è che potrebbero aver ragione.
Mi ammazzerei per averlo pensato, ma non riesco a non farlo...non quando mi sento in parte così stupido a tenere il broncio perché il mio amico ha trovato una ragazza.
Non quando mi fa così male venir messo da parte come un giocattolo abbandonato.
Potrebbero anche aver ragione, e io potrei essere “finocchio” come dicevano.
È un pensiero terribile.

Ritorno in classe; la supplente nemmeno s'è accorta che sono stato fuori quasi mezz'ora.
Ritorno in classe e al mio banco, ma lui è sempre lì, e ora si abbracciano, si abbracciano ed io mi guardo le mani e penso che nessuno mi ha mai abbracciato così e forse nessuno mai lo farà...e mi chiedo che sensazione darebbe, che cosa sentirei con le sue mani nei capelli, e spero che nessuno si sia accorto che ho il volto in fiamme e mi chiedo come sia possibile provare tanta vergogna e insieme tanto calore in un colpo solo.
Tornare in alto Andare in basso
Vedere il profilo dell'utente
 
φιλία (philia)
Vedere l'argomento precedente Vedere l'argomento seguente Tornare in alto 
Pagina 1 di 1

Permessi di questa sezione del forum:Non puoi rispondere agli argomenti in questo forum
Look at the mirror :: Extra :: Arte :: I vostri scritti-
Andare verso: