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 MASCHERA

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Tommyknocker

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MessaggioTitolo: MASCHERA   Ven Set 03, 2010 12:36 am

Questo lo posso postare anche nella sezione pubblica...
Testo che scrissi anni fa, per un tema, e che ho ritrovato di recente pulendo la stanza.

//Maschera//


Caro Will,
Stamane ti ho visto camminare per strada, e dopo tanto tempo, qualcosa è cambiato.
Cosa pensavi di fare? Pensavi forse che non me ne accorgessi?
Ti ho visto, ho visto come nai tentato di toglierti la maschera, non sfilandola, no, sai che è impossibile, ma in un modo molto più ingegnoso...
Credi che io non ti conosca abbastanza da vederlo?
Hai dipinto un'altra maschera sopra la tua, tentando disperatamente di copiare come meglio potevi la tua faccia, il tuo vero volto, ciò che sta sotto alla maschera.
Hai un aspetto ridicolo. Non te ne rendi conto?
Non puoi cambiare quello che appari, non ancora.
Non sei pronto per camminare a testa alta, il viso libero di respirare.
Non sei pronto per affrontare il mondo senza difese.
Lo so che fa male, che è scomoda e non ti si addice, ma è la tua maschera, è tua, ti protegge e ti tiene al sicuro.
Non puoi andare in giro senza maschera.

Ti ricordi quello che ti dissi qualche anno fa, il discorso che facemmo?
Tutti nascono a viso libero, ma nessuno esce dall'ospedale senza la sua maschera.
I dottori accerchiano la partoriente, e quando il bambino esce, uno di loro corre a tagliare il cordone, un'altro gli libera le vie polmonari con uno schiaffo secco, e mentre il lattante sputa liquido amniotico, ingoiando aria ed iniziando a strillare a pieni polmoni, un terzo non visto e non notato ma da sempre lì, da sempre presente in attesa, si avvicina a coprire quel viso contorto dallo sforzo con la sua maschera.
Ecco come succede.
Sicuramente non te lo ricordi, eri troppo piccolo, ma i bambini hanno già una maschera prima ancora di accorgersene.
Quando si è piccoli la maschera è larga e comoda, non se ne conosce lo scopo, è troppo presto per capire.
La rivelazione arriva più tardi, crescendo, quando la maschera inizia a farsi stretta e col passare degli anni qualcuno riesce a sfilare la sua, spesso senza nemmeno accorgersene, senza sapere quello che fa, ma gli altri bambini inconsapevoli e gli adulti che invece sanno fin troppo corrono a rimettergliela, punendolo e schernendolo per la grave colpa, per aver infranto la tacita regola, il tabù da tutti inconsciamente conosciuto che si insinua lento, in segreto, come un cancro, finché non mette radici; ma quando te ne accorgi è troppo tardi.
Un veleno chiamato pregiudizio, che tutti imparano a sputarsi addosso come cobra, usando le maschere per proteggersi.
Ricordi quella volta che ti sei scottato?
Con una singola frase, incerta, che cominciava con un "forse", hai svelato per un attimo il tuo vero viso e il veleno ha colpito, fulmineo, crudele, senza scampo.
Tu ci hai messo più di tutti gli altri ad adeguarti, a conformarti al ruolo assegnato, e questo ti ha causato lacrime e sofferenza, pensieri cupi e deliri.
Ma a capire la verità, a vedere davvero la maschera e a scorgere il viso sottostante, la tua vera faccia, ci hai messo meno di tutti gli altri.
E da quel momento l'hai odiata, con un odio profondo e viscerale, e con una rabbia che ribolliva nel sangue e ti faceva ringhiare ed urlare in silenzio.
E la prima volta che l'hai intravisto di nuovo hai avuto la complicità di una persona per te speciale, ed insieme avete tirato, e avete scorto l'orlo di quell'abisso.
Così l'hai spaventata.
Ti ha abbandonato per questo, per aver osato mostrarle il tuo vero volto.
Quanto a lungo hai sofferto la sua perdita, e per quanto l'hai odiata, prima di capire che per te non valeva più niente?
É stato quasi un anno, vero?
L'anno in cui hai scoperto pressapoco l'aspetto che ha la tua vera faccia, mettendo insieme frammenti, ricordi mai considerati, occhiate fuggevoli e riflessioni segrete.
Ci hai messo un altro anno per vedere abbastanza da capire.
E nel frattempo hai deciso di rischiare di nuovo.

Che cosa ti aspettavi?
Le persone con cui hai condiviso parte della tua vita non ti hanno aggredito come credevi, non a viso aperto almeno.
Perché loro non vedevano alcun pericolo in te. Non avevano ancora paura, paura della vergogna e delle diffidenze.
Già...loro non ne avevano...
Ma i tuoi genitori si, vero?
Tuo padre e tua madre sanno cos'è la vergogna.
Dissero che volevano proteggerti, ma tu sapevi che in realtà avevano solo paura per sé stessi.
Per poter continuare a reggere la propria maschera, il proprio ruolo, perché se la tua maschera avesse iniziato ad incrinarsi e fosse rotolata via, credevano che sarebbe successo lo stesso anche con la loro.
E non potevano sopportarlo.
Perché andare contro il proprio ruolo è pericoloso. Tu lo sai meglio di chiunque altro.
Dunque, perché?
Non ti importa del disprezzo e del dolore? Non ti importa dell'odio?
Bugiardo! Le lacrime non si nascondono con battute scontate e granelli illusori negli occhi, né si fermano stringendo i denti e tenendo duro.
Sono lacrime che lasciano macchie indelebili sulla tua anima.
Cosa sei per loro? Cos'eri?
Un fragile essere umano che tenta di camminare sulla propria fossa?
Per gli altri tu sei solo carne da macello, un bancetto per il loro smisurato orgoglio da avvoltoi, perché come le gazze vanno a caccia dei frammenti lucenti della sicurezza altrui, e con gelosia tentano di sottrarteli, di lasciarti spoglio.
Non sei nulla per loro.
Ti vedono goffo, ridicolo ed impacciato.
Non possono vederti per come sei davvero, nemmeno se tu tenti di mostrarglielo. Loro non possono vedere, perché non vogliono farlo.
Non ti sono bastati gli insulti, le ferite?
Non capisci che cosa stai rischiando?
Will, per loro tu sei una delle tanti api operaie, se non ronzi alla larga tenteranno di schiacciarti, di metterti sotto solo per potersi sentire più alti e più forti. Per avere l'illusione di essere più liberi avendo sottratto parte della libertà altrui.

Will, rimettiti la maschera. Questo mondo non è pronto per le rivelazioni.
Aspetta ancora qualche anno, qualche tempo, ritorna negli abiti di scena, quelli che ti avevano assegnato.
Lo so che odi il tuo ruolo.
L'hai sempre odiato.
Alle elementari tutti gli altri erano principi e principesse, e tu ti sentivi un rospo, e volevi solo essere come loro, come tutti gli altri.
E ora che vogliono farti principessa, tu vorresti essere principe.

Will, chi ti sta accanto non vede la tua sofferenza.
Tu ridi e scherzi, per non dovergliela mostrare.
Il giullare è il tuo nuovo ruolo con la gente che si interessa a te.
Will, lasciatelo dire, sei un povero sciocco.
Ma il più sciocco di tutti, qui sono io.

Will, io volevo solo dirti che io, si, insomma, che io in fondo ti capisco.
E questo è solo perché io e te siamo la stessa persona.

Sinceramente tuo,
Willian.
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